giovedì 15 febbraio 2018

Incontro

In questi giorni mi è successa una cosa. Dovevo ritirare del denaro da un conto corrente che non uso e dove di solito c'è solo il necessario per la sopravvivenza del conto stesso. Mi serviva per una visita medica. Ero un pò in ansia, la mia vita si è talmente ristretta, fatta sempre di meno cose, che ogni uscita dal mio personale labirinto per cavie umane mi mette in agitazione. Avevo recuperato il PIN, di cui non ero certa di ricordarmi, e invece il mio cervellino l'aveva custodito correttamente, e sono andata a fare l'operazione al bancomat. Tutto è andato bene fino al momento di prendere fisicamente il denaro, allora la macchina ha scritto che dovevo ritirare subito la carta, e l'ho fatto, e intanto aspettavo di vedere un qualche segnale su dove ritirare anche le banconote, che apparisse un pezzettino di carta da qualche parte. Pochi secondi e è apparsa un'altra scritta, avevo aspettato troppo e il denaro veniva trattenuto. 

Vedi che avevo ragione a essere in ansia? All'interno della banca, chiusa, un cassiere mi ha visto e mi ha fatto entrare, un pochino scocciato, anche a lui non piacevano le deviazioni dal labirinto per cavie umane, ma poi, mosso da pietà a vedermi tanto mortificata, mi ha sorriso e ha detto che succede, perché non è chiaro dove escono i soldi, c'è più di una feritoia, e ci si può sbagliare, inoltre si deve essere rapidissimi...ma ora bisognava fare tutta una procedura, e dovevo aspettare e firmare alcuni fogli, e i miei soldi che un minuto fa erano disponibili li avrei riavuti dopo una settimana, se avessi fornito l'IBAN, che ho dovuto cercare a casa e che anche quello non era indicato troppo chiaramente. Dovevo nascere nel 1800, mi sono detta. Con carrozze e cavalli e muli, e senza bancomat. Abbiamo concordato con questo signore che sarei tornata a ritirare e qualcuno mi avrebbe assistito perchè non mi sbagliassi di nuovo. Ieri sono tornata e il cassiere dell'altra volta mi ha detto che era impegnato e che chiamava qualcun'altro per aiutarmi. E' arrivato un uomo giovane e molto grande, dall'aspetto di un gigante buono. Mi ha preceduto davanti al bancomat e lì mi ha detto "Ma non sei te la Lorenza Mori?"
"Sì, sono io..." Ero stupita, quel ragazzo non lo conoscevo.
"E io sono..." Mi ha detto nome e cognome. E' il figlio di due signori che abitavano sopra di noi, all'ultimo piano del palazzo, quando io stavo con i miei genitori, per moltissimi anni. Ci abitano ancora. Quando mi sono sposata lui aveva 8 o 9 anni. Sono fisionomista, ha detto. Io lo ero, ma ricordare un bambino e vedere un uomo...Non so come dire, quest'incontro mi ha reso felice e mi ha illuminato la giornata. Per la simpatia, per l'affetto, per due chiacchiere fatte insieme, per il modo di vedere le cose...per essere stata vista e riconosciuta. Essere riconosciuti da la certezza di esistere e nei propri labirinti spesso questa sensazione si perde. Ho avuto l'impressione che tutta la rottura del bancomat avesse un senso, quello di farmi incontrare questo giovane, che un pizzico di caos avesse generato una luce. Come un piccolo scherzo della sorte, vedi? , ti faccio arrabbiare, ti imbroglio, ma intanto ti sto portando da qualche parte, in un posto che ti farà piacere... Ma siccome ultimamente ho infiniti dubbi sul senso di tutta la faccenda, intendo la realtà, mi limiterò a dire che è stato un bell'incontro. Metto qui anche "L'incontro" di Guccini, da ascoltare fino alla fine quando dice:


...e pensavo dondolato dal vagone
cara amica il tempo prende il tempo da
noi corriamo sempre in una direzione
ma quale sia che senso abbia chi lo sa
restano i sogni senza tempo
le impressioni di un momento, le luci nel buio 
di case intraviste da un treno
siamo qualcosa che non resta
frasi vuote nella testa 
 e un cuore di simboli pieno



venerdì 9 febbraio 2018

aerobico anaerobico gas puzzi odori

Il compostaggio può avvenire in presenza di aria, e quindi di ossigeno, o anche senza. Certe aziende compostano scarti organici in assenza d'aria e raccolgono i gas che si formano, soprattutto metano, e lo riutilizzano come si usa il metano, per far funzionare caldaie e simili, ma naturalmente si tratta di processi quasi industriali. Nel composto familiare si cerca di privilegiare la compostazione aerobica, questo raccomandano i sacri testi, ma io non la faccio tanto lunga, stratifico e si formano anche strati compatti dove ossigeno non entra: pazienza! Quindi aerobico e anaerobico insieme, poi arrivano i lombrichi e entrano nelle parti più compatte e ci pensano loro a arieggiare. Quando tolgo il composto a primavera per spargerlo alle piante trovo strati densi e perfino burrosi, se non fosse che sono marrone scuro. Sembra cibo! E' cibo per piante.
Una volta che si parlava del compostaggio, prima che fosse usato in larga scala per i rifiuti delle famiglie, un tipo di Legambiente mi disse: "Ma tu sai cosa fa la materia organica quando marcisce? Puzza tremendamente! Compostare non è cosa semplice!" Certo che lo sapevo, ma facevo già il composto e sapevo che se fatto anche solo discretamente non puzza. Il problema di questi grandi esperti di ecologia è che spesso non hanno fatto niente con le mani. Tutta teoria.
 Il composto ha un odore, che somiglia un pò a un gradevole odore di stalla pulita e di fieno, certo mi rendo conto che molti adesso non hanno idea di che odore abbia una stalla pulita o il fieno...fidatevi, è buono. Se i materiali sono coperti e stratificati non puzza. E' un odore e non un puzzo. Credo che anche nel nostro composto familiare si liberi un pò di metano, e anche molto azoto, che torna in atmosfera, che è composta per la maggior parte di azoto. E' visitato da tanti animali: il serpente che diceva Loretta nel commento al post precedente che ha per titolo Il suolo. I ricci, a cui piace per il caldino e la presenza di lombrichi e larve.  A proposito di lombrichi Mauro conosceva un signore che era convinto che la parola fosse "ombrico" , l'ombrico, e quindi al plurale diceva gli ombrichi. 
 Anche ai rospi piace il composto. Ne trovai uno qualche anno fa che doveva esser lì  a svernare e si era legato con una radice di gramigna. Lo liberai io, aveva degli occhi arancio molto belli. 

Cosa si mette nel composto? Si è già detto: scarti organici, tutti quelli di cucina, evitando la carne per non attirare animali. Potature di piante, erba tagliata, tutto tagliato in pezzetti piccoli, ci sono allo scopo anche delle macchine chiamate biotrituratori, che io non ho mai usato. Guscio d'uovo: per i biodinamici si tratta di sostanza quasi magica, dato il ruolo di protezione che ha per la macrocellula del pulcino, si consiglia di macinarli e metterne un pizzico nella buca d'impianto delle piantine dell'orto. Anche se non fosse vero che proteggono le piantine è bello pensarlo. 

Nel compost si mette anche la carta, ma bisogna che sia carta non troppo, o per niente, trattata con sostanze tossiche, e non plastificata, ma questo è scontato. Non carta stampata, in ogni modo. Ci si può mettere la segatura, ma anche qui bisogna guardare che non provenga da truciolati in cui il legno è mischiato alle colle, o da legni coperti da una pellicola di plastica, tipo formica.  Se non si è sicuri meglio lasciar perdere, vogliamo fare un buon composto sano. 
In una tv locale una sera facevano vedere il capannone dove avevano stipato l'organico proveniente dalla raccolta differenziata prima di trattarlo, qui ad Arezzo. Uno spettacolo di materiale marcescente in qui si individuavano bene CD,  cassette da registrazione e perfino radioline. Il giornalista si mise a ridere: ma che organico é? chiese. 
No comment. Per onestà bisogna dire che in certi posti hanno delle macchine capaci di ripulire l'organico... meraviglia!
Tuttavia per esperienza personale bisogna fare attenzione a cosa si butta nell'"umido", perché è facile mettere cose inappropriate. Nonostante faccia attenzione trovo spesso, nel compost che faccio io, pellicole di plastica, e soprattutto posate. I nostri cucchiaini da caffè sono passati dal composto quasi tutti. Togliere il composto è un metodo sicuro per ridimensionare il mio ego, se ce ne fosse bisogno: sono convinta di farlo molto bene e che non mi sfugga niente, e invece mi accorgo che mi ci finisce dentro un sacco di porcherie.  Soprattutto plastiche: la plastica in tutte le sue composizioni è diventata così pervasiva, invasiva, direi, che è dappertutto, in frammenti minuscoli che non si riesce più a separare. Per esempio mettono il polistirolo espanso nei terricci per alleggerirli, considerandolo un "inerte". Bah!
 Ora però vedo che questa è diventata, grazie al tam tam di Facebook, un'ossessione comune, che dopo aver nevrotizzato milioni di persone forse servirà a risolvere qualcosa.
Per ora siamo concentrati sui sacchetti e sulle pellicole, ma c'è un sacco di roba fatta di plastica. Nella terra dei campi trovo spesso vecchie suole di gomma. Gomma? materiale naturale, cioè destinato a disfarsi senza fare danni, o pericoloso anche quello? Io in ogni caso lo porto in casa e lo metto nell'indifferenziato. Pare che gli abitanti di questo posto considerassero la terra dei campi una vera discarica, da quando ci abito non faccio che drenare porcherie dalla terra. La terra mi piace pulita, sarà perchè sono nata sotto un segno di terra, la considero sacra, la madre di tutti. 

Per molti anni abbiamo abitato in un altro posto, e qualche volta portavo le bambine a scuola passando da una stradina dei campi, dove poteva passare una sola auto. C'era un campo recintato e dentro una capannina con un orto, un piccolo frutteto, dei vasi fioriti, un tavolo con un'incerata sopra e delle sedie, e tutto perfettamente in ordine e pulito. Davanti al cancello sempre chiuso a chiave, c'era un fosso. E lungo il fosso il pulitissimo abitante della capannina ammucchiava i suoi rifiuti e poi li bruciava, grandi cumuli di plastica dei sacchi del concime, e rami secchi e erba tagliata. La plastica si scioglie col calore ma non brucia tutta, occorrono le temperature alte di un inceneritore, si formano composti nuovi e tossici, le temute diossine, e il fumo puzza tremendamente. Quando pioveva tutto il liquame finiva nell'acqua del fosso. E' opinione comune in campagna che il fuoco sia purificatore e la plastica, dal momento che non si vede più, sia andata, come la carta. Tutto lo sporco fuori e dentro pulito, questo è stato il concetto di molti anni di gestione delle cose, qui da noi. E' così facile, rifiuti portati in giro in paesi che li accettavano in cambio di denaro, in fondo come paradigma basta prendere il mio omino di allora e la sua capannina linda. Senza considerare che questo pianeta è un sistema chiuso, e quella roba ce la saremmo ritrovata prima o poi nel piatto, nell'aria che si respira, e infine nel sangue.

domenica 4 febbraio 2018

La Paisible Award

LA PAISIBLE AWARD, premio Audrey Hepburn




Pare che la mia amica Sari mi abbia consegnato un premio! Un premio dedicato all'eleganza...benchè io non sia mai stata elegante e le mie figlie dicano che mi vesto completamente a caso, lo accetto comunque volentieri perché so che Sari mi vuole bene. Il premio parte da qui. E' giusto citare la fonte. 


Si tratta ora di riconsegnarlo e come non pensare ad una signora che ha vissuto immersa nell'eleganza e nel mondo della moda e dell'arte fin da giovanissima?  Poi però, siccome per me l'eleganza è legata per forza all'autenticità, lo assegno ad altri due blogger. Qui di seguito il mio piccolo elenco, piccolo e prezioso. Consegno il Paisible Award, con affetto, a 

Strega Bugiarda

Un roseto in via Cerreto

Agricoltore anacronistico 

venerdì 2 febbraio 2018

Francesco Guccini, l'ultima volta

Era il 1970, o 71. Avevo perciò 15 o 16 anni. Santo Dio, 48 anni fa. La mamma annunciò che avevamo un invito a cena a casa dell'ingegnere che ha sempre avuto lo studio in comune col mio babbo, un rapporto non tanto profondo, ma che è durato un tempo lunghissimo, fra due persone che più diverse è difficile immaginare, che forse l'unica cosa che avevano in comune era l'essere ingegneri tutti e due. Io, e credo anche mio fratello, ci andavamo volentieri perchè c'erano 4 ragazzi, i figli, con cui potevamo chiacchierare. La Paola, la maggiore, di qualche anno più grande di me, mi disse "Vieni, ti faccio sentire una cosa..." Mise un disco "E' un ragazzo che viene a Lippiano, d'estate, dove vado in vacanza dalla mia nonna..ha fatto un disco che mi piace, ascolta, si chiama Francesco..." Lippiano è in Val Tiberina, vicino a Monterchi, dove c'è la Madonna del Parto. Era fenomenale che un ragazzo che lei conosceva avesse fatto un disco! Mi fece sentire alcune canzoni, molto orecchiabili, di quelle che si chiamano ballate, che non ho mai più dimenticato. Una era questa: Vedi cara

Era la prima volta che ascoltavo Francesco Guccini. Non era ancora tanto conosciuto, forse un pò di più a Bologna. La Paola disse "un ragazzo", ma era abbastanza più grande di noi, è nato nel 1940. Quando risento Vedi cara riprovo, come succede, le emozioni e le attese di quegli anni. Nel tempo l'ho più o meno seguito e al lavoro canticchio una canzone sua che mi piace tantissimo e si chiama "L'incontro", e anche "l'avvelenata" e la Genesi dell'Opera Buffa.

Ma poi una di queste sere ho sentito, sempre sul terzo della rai alla radio, che è il mio ascolto di quando vado a lavorare, una sua canzone dall'"Ultima Thule", che non conoscevo. Mi è sembrata così dolce e così precisamente corrispondente a certe cose che sento ora. L'ultima volta, si intitola così. Sono alcune ultime volte: l'ultima volta che Francesco indossa i sandali che i suoi gli compravano per l'estate, ed è l'addio all'infanzia, ai giochi. L'ultima volta che vede una ragazza, un amore giovanile, breve e bruciante, poi dimenticato. Un'immagine della sua famiglia, la mamma che canta, e il babbo che fuma, mentre lui legge il giornale prima di tornare a studiare. E poi c'è un'ultima volta che deve ancora arrivare, dell'ultimo giorno della vita, l'ultimo in cui si vedrà il sole nascere, e si sentirà il vento o la pioggia, e semplicemente, finirà il respiro. Negli ultimi tempi sono morte diverse persone che in vario modo avevo conosciuto e avevano fatto parte di me. Ogni persona che se ne va mi pare si perda un pezzetto della mia identità, ognuno si porta via qualcosa. Questa canzone mi ha commosso e mi ha fatto piangere. Più vado avanti e più mi pare che la vita sia un grande mistero, e non mi spiego perché certe vite siano così difficili e e in salita, e tuttavia bellissime, e quale sia il senso, ma resto in attonito e incantato silenzio con tutte le mie domande. Non immaginavo che avrei avuto tante domande, da anziana, pensavo che avrei avuto molte risposte, e invece forse ho solo un pò accettato il mistero in cui siamo immersi.

Non è male piangere, qualcosa si scioglie e un nodo si disfa. Ma alla mia età penso che sia bene farlo in solitudine, una donna di una certa età che piange fa pena e non è dignitosa. Eppure ne avevo bisogno, avevo accumulato una certa quantità di dolore che non ero riuscita a esprimere, e malinconia e nostalgia. Ho passato qualche giornata a fare un piantino ogni tanto, è una cosa di famiglia, una delle mie figlie da piccola veniva con le lacrime agli occhi e mi diceva, come se potessi porci rimedio, "Mamma questa musica mi fa piangere..." Oggi  regalo questa canzone, e le altre che trovate nei link, a chi passa di qui, e ringrazio Francesco Guccini per tutti gli anni che l'ho ascoltato, da quella prima volta a casa della Paola.

                               L'ultima volta

sabato 20 gennaio 2018

il suolo

A Paneveggio, vicino al ponte sul Travignolo, visitai un piccolo museo dedicato al suolo che mi commosse. Strano, no? , commuoversi per il suolo, eppure se sapessimo quante creature vivono e lavorano nel suolo che calpestiamo staremmo attenti perfino a dove mettiamo i piedi. Ci sono più esseri viventi che terreno inerte, sotto le nostre scarpe. Tutti vivono e lavorano per vivificare la terra, renderla fertile. Sotto di noi un universo di creature diversissime,  insetti, batteri, microrganismi, radici di piante piccolissime, ma anche di enormi alberi, che si muovono, esplorano e stanno in simbiosi con gli organi sotterranei dei funghi... si può solo dire che è meraviglioso. E' per questo che mettere le mani nella terra fa tanto bene? 
Da qualche anno i Comuni distribuiscono le compostiere per incoraggiare la pratica del recupero degli scarti, ma certo se la gente non sa bene come usarle servono a poco. Poi sembra che se non si ha una compostiera il composto non si può fare.  Io non l'ho voluta, faccio il composto fuori terra e tutto quello che mi serve è un pezzetto di campo che io stessa pulisco dalle erbacce, cosiddette erbacce, ma buone anche quelle. Qualcuno che si è informato riesce a far funzionare la compostiera. Una volta una signora che abitava nei dintorni mi chiese di dare un'occhiata alla sua compostiera per capire cosa non funzionava: aprì il coperchio e si alzò una nuvola di insetti, moscerini della frutta e mosche, mosconi di tutti i generi. E' questo che succede quando il materiale organico marcisce, si formano sostanze puzzolenti che attirano gli animali amici dei cadaveri. Dentro, uno spettacolo disarmante di roba buttata a infradiciare senza copertura. Mi misi a ridere: cos'era che non andava? Tutto. Provai a spiegare che se non metteva dentro anche qualcosa che assorbisse i liquidi, del materiale asciutto, non c'era possibilità di avere del buon composto. Ma la signora non mi ascoltò, mi sentì parlare ma non mi ascoltò. Qualche volta lo scambio, pur avendo tutti gli organi che servono perfettamente a posto, è impossibile. 
Molte persone, fra cui anche io parecchi anni fa, pensano che la natura sia abile e perfetta senza il nostro intervento, ma anche se osserviamo gli animali vediamo che praticano vere e proprie tecniche per migliorare certi processi utili alle loro esistenze. Anche loro, che ci sembrano più natura di noi, imparano a migliorare la natura.

I libri di biodinamica sono in gran parte dedicati a questo: la cura del suolo, del terreno. Sembra noioso, ma è basilare. Quando si cura il suolo, o si risana, se ne avvataggiano anche le creature che ci vivono. Una volta sentii una conferenza dell'associazione "Suolo e salute" (per l'appunto). Il relatore raccontava di una mandria di vacche ammalate, a cui mancavano certi minerali importanti per la salute. Avevano provato a inserirli nella dieta, ad aggiungerli ai foraggi, ma non riuscivano ad assimilarli. Dopo vari tentativi andati a vuoto a qualcuno era venuta l'idea di usare una concimazione per i pascoli che contenesse quei sali minerali. Le erbe li avevano assorbiti e elaborati, e le vacche avevano mangiato quelle erbe ed erano guarite, riuscendo a assimilare quello che serviva  per star bene.
 
Compostare, si può imparare a farlo anche con raffinatezza. Questo insegnava il libretto sul composto dell’editrice antroposofica, che non ho più, prestato a qualcuno e mai tornato indietro. Faceva parte dei quaderni di biodinamica. Lo devo ricomprare. Poi avevo, e ho ancora, un altro libro semplice che si intitola “l’orto e il giardino, come coltivarli con metodo biologico” ed è un libro americano, scritto dai redattori di una rivista che si chiama “organic gardening and farming”. Gli americani, si sa, sono pragmatici. Quando studiavo materie scientifiche il prof di analisi matematica diceva che nelle nostre università le dimostrazioni dei teoremi erano lunghe e non si saltava neanche un passaggio, così si poteva essere certi del risultato. Nelle università americane, invece, diceva lui, le dimostrazioni sono intuitive, i passaggi si saltano con disinvoltura. Questo libretto in questo senso è molto americano ed è adatto ad un primo approccio col biologico, e a un antigiardiniere. E’ da questo libretto che ho imparato a usare in modo non ortodosso il tagliaerba, e ho anche imparato che mettere nel composto materiali diversi lo arricchisce. Ogni materiale contiene qualche sostanza particolare. Per una pasticciona a cui piace recuperare era una scoperta, e dava, come dirlo altrimenti, il permesso, di pasticciare! Diceva che i capelli umani contengono moltissimo azoto e che se ben umificati si compostano bene, si può fare un accordo con un barbiere, per passare a ritirarli. Mi veniva da ridere! Mi immaginavo di ritirare sacchi di capelli dalla mia parrucchiera. E tutti quelli tinti, che è più roba chimica artificiale che altro? Meglio di no.
Parlava anche delle bucce di banana,  degli scarti della lavorazione del cacao e di accordi fatti con venditori e supermercati per poter ritirare grandi quantità di materiale organico. Sull’onda dell’entusiasmo feci una stupidaggine. Vicino al posto dove lavoravo c’era un supermercato che vendeva pesce fresco. Quando lo compravo vedevo che scartavano le interiora, le code, le teste, e buttavano tutto in dei sacchi azzurri. Gli scarti di pesce compostati sono ottimi per le piante. Un giorno intorno alle due andai a frugare in uno dei loro bidoni. Per fortuna in giro non c’era nessuno. Caricai in auto uno di questi sacchi puzzolenti pensando di trovarci un tesoro di scarti di pesce, ma c’era soprattutto carta. Quel poco lo aggiunsi comunque al composto. Non avevo pensato ai cani, i nostri cani. L’odore gli piacque moltissimo e ci si rotolarono sopra.
L’istinto del cane è di coprirsi di odori tremendi per confondere le prede e non far sentire il proprio, di odore. Il giorno dopo puzzavano come una pescheria andata a male. Mi sentii così stupida per non averci pensato. E se ci penso bene mio marito e le mie figlie hanno avuto una pazienza... per fortuna i cani dormivano fuori e poi li lavammo tutti. Gli esperimenti finirono lì e anche i sogni di procurarmi materiali gratuiti di scarto e fare enormi cumuli di magico compost che rendeva la terra fertilissima, come la scatolina con la manciata di terreno del bosco di Lorien che la fata Galadriel regalò a Sam Gangee nel Signore degli anelli. Darei non so cosa per quel cofanetto.

venerdì 19 gennaio 2018

il Composto

Il composto è una materia affascinante, adatta agli inizi dell'anno, quando, simbolicamente, le cose si formano e bisogna aiutarle a prendere la forma, organizzarle. Prepararlo è quasi un lavoro da Creatore. Quando mi avvicinavo agli argomenti dell'agricoltura biologica incontrai il Composto, per primo. All'epoca non volevo fare solo un giardino, nemmeno ora lo vorrei. Chi sta in campagna deve avere una relazione con il posto in cui vive, e il composto è una delle basi di questa relazione, è il recupero di tutto il materiale organico di scarto che si produce in azienda, o in casa e in giardino, nel pollaio se uno ha dei polli, nella stalla se ha animali da stalla. I primi tempi che abitavamo in campagna avevo degli interlocutori, contadini della mia età di ora, che io vedevo abbastanza anziani, che venivano per i lavori agricoli. Che bisogno c'è di fare una cosa complicata? Mi dicevano. Fa una buca, ce n'è già una nell'orto, e butta tutto lì, piano piano marcisce. Loro buttavano tutto nella concimaia, che per la presenza preponderante del letame, digeriva e faceva sparire quasi tutto in fretta. Ma io letame non ne avevo.
E' vero, la roba marcisce, appunto. Avevo trovato in giro, anche molto in giro, lontano, perché ad Arezzo di coltivazioni biologiche in quegi anni non fregava niente a nessuno, i primi libretti sull'orto biologico. Nel libretto sul composto dell'editrice antroposofica si diceva di sminuzzare il materiale, non metterlo a pezzi grossi, di fare un cumulo con una sezione trapezoidale, di stare attenti alla proporzione carbonio/azoto. Per la sezione c'erano dei disegni, per fortuna, ma sulla faccenda carbonio azoto ci persi un pò la testa, era chimica, per me una porta chiusa, finché non capii che era molto semplice, perché il carbonio è nella parte secca e legnosa dei vegetali, mentre l'azoto è in tutto ciò che è fresco e ricco d'acqua. Si trattava di fare strati o comunque mescolare le due componenti per avere una fermentazione corretta. Se c'è troppa parte umida il materiale marcisce con odori forti di acido e putrefazione, se c'è troppo secco succede poco e si sviluppano piuttosto funghi. Con una buona proporzione anche approssimativa il composto fermenta. Questa cosa mi affascinava veramente. Dicevano tutti, biodinamici e non, che la massa fermentando aumentava di temperatura raggiungendo anche i 90°! Non riuscivo a crederci. A 90° il materiale si sterilizza. Bisognava solo provare e era una cosa che potevo fare davvero, non c'era bisogno di tecnologie e arnesi speciali. Feci il primo cumulo nel giro di qualche giorno, misi anche l'erba tagliata del pratino e gli scarti di potature tritati sempre dal tagliaerba, al quale ho fatto sempre fare dei lavori impropri. Misi un palo dritto in mezzo al cumulo, serve per mettere i preparati biodinamici, ma io non ce li avevo, ma serve anche per arieggiare il composto. Dopo un paio di giorni misi una mano dentro e scottava! Ero molto orgogliosa come se avessi fatto qualcosa di speciale, ma avevo solo seguito una procedura e stavano avvenendo reazione chimiche del tutto naturali. Da lì sono seguiti moltissimi altri cumuli di composto, fino ad ora. 
L'ho fatto sempre all'ombra, come dicono i manuali, per evitare che si seccasse troppo, ho fatto anche un cumulo sotto l'abete, con l'idea di nutrire la pianta, e effettivamente sembra gli abbia fatto piacere. Ho lavorato in solitudine, leggendo ma anche formandomi idee non sempre corrette, e senza scambi rischio di continuare a pensare cose sbagliate. Un antigiardiniere solitario. Una volta, quando avevo quasi la metà dell'età di ora, uno molto informato mi disse "Ma tu sai quando cominciano a formarsi gli acidi umici nel composto?" Non lo sapevo. "Allora studia!" con tono di insegnante pignolo.
Non ho studiato chimica e penso che il composto si possa fare anche come si usa il telefonino, in modo intuitivo e facendo pratica. Non sarà perfetto, sarà sempre diverso, penso, perché una volta fa troppo caldo e poi troppo freddo, la fermentazione è lenta o rapidissima, oppure si secca perché non piove e il materiale che si usa non è tutto uguale, ma che ci interessa?  Maturerà la stagione successiva, quando finalmente pioverà. Sarà sempre un buon uso degli scarti, e i nostri naturali alleati, tutte le creature del terreno, ci aiuteranno a demolire ciò che resta e trasformarlo in humus. Loro non sanno la chimica ma riescono a fare cose eccellenti.
Nei miei vari cumuli le parti esterne restano non compostate, fanno da copertura, da buccia. Uso l'interno e con la buccia faccio nuovo compost. C'è chi gira il composto col forcone, io non faccio neanche quello. A volte do composto non del tutto maturo ai pomodori quando li pianto, gliene metto un secchiello alla base. I pomodori sono voraci e non schizzinosi.  Quando si prende terriccio dal cumulo ci si accorge che ci sono resti di insetti, anche moltissimi, come se all'interno un'intera colonia avesse vissuto e lavorato senza che io me ne accorgessi. Oppure ci si trovano i dormienti, che sono le larve dei maggiolini, diversi tipi di coleotteri che fanno le uova nel composto dove poi la larva troverà cibo per svilupparsi. Se si hanno delle galline i dormienti si possono portare a loro, ne sono ghiotte ed è come portargli una bistecca. Ero convinta che si dovessero togliere i dormienti dalla terra perché mangiano le radici delle piante. Poi poco tempo fa su Gardenia ho trovato un articolo di difesa dei dormienti, diceva della loro utilità e del ruolo benefico che hanno nel suolo. Questo mi ha riappacificato anche con loro e se qualcuno finisce nella terra dei vasi non mi preoccupo. 

Lombrichi rossi

Una cara amica anni fa mi diede dei lombrichi rossi. I famosi red worms. Erano gli anni in cui si scoprivano i lombrichi e si diceva che si sarebbe diventati ricchi allevandoli. 
La mia amica fece un piccolo allevamento, per avere buon concime per l'orto, che seguiva suo marito, lo teneva all'aperto e ci portava i rifiuti organici, come nel compost, e teneva tutto coperto con dei cartoni. Un giorno mi diede un barattolo con una manciata di red worms. Li portai a casa come un dono prezioso, emozionata! Li misi nel composto nella parte semimatura, pensando che le sostanze e il calore che si producono nella parte più attiva li avrebbero disturbati. Da allora i lombrichi hanno fatto la loro vita indipendentemente da noi, li troviamo in gran numero nel compost anche fresco, perché questi sono vermi del letame, veloci e guizzanti, attivi, e vanno anche nei materiali all'inizio della decomposizione, mentre i lenti lombrichi grigi di terra sono più delicati. Li troviamo anche dovunque abbiamo portato manciate di composto per nutrire la terra. Quando piove vengono in superficie. I lombrichi mangiano la terra e la digeriscono, ma non ci sono solo loro.

giovedì 11 gennaio 2018

Gennaio 2018


Ieri ho smontato gli addobbi del Natale. Fra un pò sono vecchia eppure amo moltissimo gli addobbi natalizi, ho una passione per le palline di vetro. Mentre li mettevo nelle scatole ben involtati nella carta mi veniva voglia di ricominciare daccapo e tirar tutto fuori...ma il bello è che questa cosa si fa una volta all'anno. Ora la casa sembra nuda. Dovrei rifare qualche decorazione per gennaio, adatta agli inizi. 

Non è vero che l'inverno è una stagione ferma. Il nocciolo che fino alla fine di novembre aveva ancora tutte le foglie, le ha perse tutte insieme e ora apre gli amenti, i suoi fiori che scendono e si allungano per liberare il polline. Sullo stesso rametto c'è un altro fiore rosso vivo piccolissimo, che riceve il polline. Credo. Insomma il nocciolo fa tutto da sé, sulla stessa pianta fiore maschile e femminile. I rami con questi ciondolini sono molto graziosi e arrivano pochi bombi e qualche rara ape. Si ricomincia. 

Ieri per la via del Molinuovo i noccioli giallini ravvivavano il cupo bosco invernale. Sono andata con mia figlia al Molinnuovo al funerale di una sua insegnante un pò più giovane di me. E' stata lei che l'ha interessata così tanto con le sue lezioni da motivarla a studiare filosofia, la materia in cui si è laureata. Alcuni mesi fa, pensando di dover morire disse a mia figlia che le sembrava che la sua vita non avesse avuto gran senso, e non fosse stata utile. Mia figlia le rispose che era stata la sua migliore insegnante e che a lei la vita gliel'aveva cambiata. Era una donna un pò strana e originale, con un'intelligenza veramente speciale. Mi dispiace di averla conosciuta tardi, forse da giovani ci saremmo scontrate, avremmo litigato, o ci saremmo guardate male da lontano, siamo state tutte e due molto rigide ognuna a modo suo. Forse la comunicazione era possibile solo ora, con la mediazione della mia figlia filosofa, che è anche lei una ragazza veramente specialissima, e sarebbe stata talmente interessante! Ne abbiamo avuto solo un piccolo assaggio, prima che fosse catturata del tutto dal suo male.

Torno in giardino. A terra si formano le sostanze nutritive per la stagione nuova, tutto ciò che si era solo seccato d'estate ora si scompone e diventa humus. In mezzo cominciano a uscire le foglie dei narcisi e di altre bulbose. Quelle delle iris olandesi sono fuori da tanto, e anche il latte di gallina, ornitogalum umbellatum, la Star of Bethlehem dei fiori di Bach, che qui è spontaneo e perfino invadente, è spuntato da un pezzo. I fiori arriveranno ad aprile. Qua e là si apre qualche viola mammola.

A ottobre ho fatto questa brutta caduta. Per un attimo ho tenuto la Holly al guinzaglio, durante una passeggiata, di solito la tiene Mauro, che è molto più forte di me, e lei si è lanciata contro un altro cane che passava... non so neanche che è successo, mi sono ritrovata a terra con tanto sangue addosso ma poco dolore.Il dolore è venuto dopo. Mi sembrava di essermi fatta niente, ma poi la dottoressa che ha l'ambulatorio in paese, gentilissima, che mi ha soccorso, spaventata dalla perdita di sangue e dalla ferita alla testa ha chiamato il 118 ed è stato piuttosto buffo. Perché se ti fai male alla testa c'è un protocollo che dice di chiamare il 118, poi i ragazzi del 118 devono legarti alla barella anche se non vuoi, sempre per la ferita alla testa, poi in ospedale ti fanno la TAC, e ti fanno levare i pantaloni, ma perché i pantaloni, ho detto io, mi fa male la spalla! 
"In radiologia glieli fanno comunque levare, quindi se li tolga ora." Ha detto un'infermiera sbrigativa del prontosoccorso. Ho fatto l'esperienza di entrare in un meccanismo in cui non decidevo più niente, decidevano altri in base a protocolli... diventi un protocollo anche te. Sembrava uno di quei sogni in cui non sei all'altezza della situazione, ti trovi nudo o poco vestito e ti senti in imbarazzo, ma sembra che nessuno se ne accorga o ti veda.
Ora mi fa male la spalla e la mano opposta con cui ho trattenuto saldamente il guinzaglio, impedendo che accadessero altri guai, e mi chiedo se sarò più in grado di lavorare in giardino con l'energia che questo richiede. Gennaio inizia così. 

Ieri pomeriggio io e mia figlia filosofa siamo state a casa di amici. Una bella casa di campagna abitata da artisti, una bella giornata di chiacchiere tè e pane fatto in casa e alla fine la componente più giovane della famiglia che mi mostra dei vasetti su un davanzale, con semi che germogliano alla poca luce di gennaio: aconito e meconopsis...quest'ultimo il sogno impossibile (alle nostre latitudini) dei veri appassionati. Il papavero blu dell' Himalaya...
Ecco la nuova generazione di giardinieri, bella, sensibile fino al dolore, sognante.